L'idea del VolGIS, cioè di un GIS dedicato ai vulcani, nasce nel 2010, durante l'elaborazione dati della tesi triennale. 

In quel periodo, dopo aver georeferenziato tutti i terremoti dell'area etnea dal 1981 al 2011 (prima del 2000 i dati non erano in formato digitale), decido di dare un'occhiata a quella stessa distribuzione da un punto di vista tridimensionale.

Per fare ciò avrei avuto bisogno di un software adatto, ma quale?
MATLAB? Voxler? ArcGIS?

Prezzi esorbitanti per le tasche di uno studente universitario senza lavoro.

Inizio a cercare online un software gratuito utile al mio scopo, ahimè, senza alcun risultato.

Non capivo come fosse possibile, pensavo:

 

"Un sistema così potente e versatile non è ancora stato applicato alla vulcanologia?

Perché i vulcanologi non usano i GIS?

Dovrà pur esserci una community o qualcosa del genere"

Non trovavo nulla. 

Allora, penso: "Lo creo io!"

Dall'idea vienefuori il nome, "VolcanoloGISts": come a voler unire i vulcanologi che utilizzano i GIS.

"Ora ho il nome", pensavo, "è tempo di iniziare a programmare".
Purtroppo in quel momento non avevo né il tempo né le competenze informatiche.

E quindi, dovendomi dedicare alla tesi, data l'esperienza maturata al corso di informatica 2 e la disponibilità delle license, alla fine la decisione ricade su ArcGIS.

Ero abbastanza soddisfatto perché l'estensione ArcScene mi permetteva di visualizzare in 3D i terremoti finora visti unicamente in pianta. 

"Ok! Questo è fatto, ora però devo creare un volume a partire da questi punti"

Cercando tra migliaia di forum e pubblicazioni scopro un'amara verità: l'estensione ArcScene è, in realtà, un ambiente 2.5D o "quasi-3D".
Cosa significa? Che può solo creare superfici e poi, a queste, assegnare un valore di elevazione/quota. Cioè quindi non può assegnare ad un punto più di un unico valore di elevazione. Questa limitazione rendeva impossibile la ricostruzione di un volume realmente tridimensionale.

 

La priorità era la tesi, e quindi metto in pausa l'obbiettivo "volume 3D" e mi accontento di creare delle estrusioni verticali dalle superficie costruite (qui il risultato).

Un paio d'anni dopo, nel 2014, durante la preparazione della tesi magistrale, si presenta (quasi) lo stesso problema.

 

Quasi, perché questa volta non avevo la necessità di creare un volume continuo. La risoluzione tra le diverse profondità era solo di 200 m, con il processo d'estrusione il risultato sarebbe stato abbastanza dignitoso

(giudica tu, il risultato è in quest'altro video). 

"Magistrale completata! Adesso posso finalmente dedicarmi allo sviluppo di questo software..."

Mi viene un'idea: proporre lo sviluppo di questo software come tema per un PhD: pessima idea. 

Durante la ricerca di una borsa di studio di dottorato scopro che a Copenhagen, Danimarca, c'è un corso di laurea magistrale in geoinformatica!! 

Nel 2015 mi si apre il mondo delle scienze dei sistemi informativi geografici (GISciences), vengo a conoscenza dei webServices e dei GIS open-source online.

 

L'idea matura: "questo sistema dovrà essere gratuito e libero per chiunque voglia usarlo". 
Il nome VolcanoloGISts è troppo lungo.

Ricordi di latino vengono in mio soccorso: al volgo o per il volgo, per tutti: vulgus,vulgi... VolGIS.

 

In quello stesso periodo conosco un linguaggio di programmazione open-source con output grafici visualmente interessanti: Processing

Il nome c'era, l'obbiettivo pure: inizio a fare delle prove, l'idea inizia a prendere forma. 

 

Alla fine di quell'anno vinco la borsa di studio per un dottorato in Argentina.

Nel 2016, solo dopo 4 mesi dal mio arrivo, ricevo una proposta di collaborazione con il Laboratorio di Visualizzazione Grafica e Codice Creativo di San Carlos de Bariloche.

Sono interessati alla mia idea, già lavorano con processing.

Mi assegnano la direzione del progetto: nasce così la prima versione del VolGIS. 

© 2020 Roberto Guardo

Translated by me